Il 16 giugno è giorno di scadenza per l’acconto IMU 2021 dovuto dai proprietari di case. Già dal 2020 l’impianto normativo è stato rivisitato e anche quest’anno ci sono alcune particolarità.

Che cos’è l’IMU e chi la paga

L’imposta municipale propria (IMU) è l’imposta dovuta per il possesso di fabbricati, escluse le abitazioni principali non di lusso, di aree fabbricabili e di terreni agricoli.

E’ dovuta dal proprietario dell’immobile, ma anche da chi esercita un altro diritto reale.

Si tratta dell’usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie ma anche dal concessionario nel caso di concessione di aree demaniali e dal locatario in caso di leasing.

L’IMU è stata introdotta nel 2012 in sostituzione dell’imposta comunale sugli immobili (ICI).

L’INPS ha posticipato al 20 agosto la scadenza dei contributi per artigiani e commercianti in attesa rendere operativo l’esonero contributivo parziale per il 2021 previsto dalla Legge di Bilancio.

A seguito dell’emergenza sanitaria Covid-19, è stato infatti introdotto l’esonero parziale dei contributi dovuti dai lavoratori autonomi e i liberi professionisti iscritti alle gestioni INPS e alle casse previdenziali professionali autonome.

Il Contributo a fondo perduto previsto dal Decreto Sostegni è rivolto a imprese e professionisti che hanno subito un calo del fatturato di almeno il 30 per cento nel 2020 rispetto all’anno precedente.

Per verificare se ne hai diritto e il relativo ammontare scarica questo file Excel gratuito.

Il minimo garantito è 1.000 euro e viene erogato direttamente sul conto o, in alternativa, lo usi per compensare altri tributi con il modello F24.

Il contributo a fondo perduto – non tassabile – previsto dal Decreto Sostegni è il risarcimento ad oggi previsto per il calo di fatturato di professionisti e imprese a causa dell’emergenza Covid.

Il contributo ha caratteristiche simili a quelli erogati lo scorso anno, con tre requisiti fondamentali:

  1. avere la partita IVA attiva al 23 marzo 2021, data di entrata in vigore del decreto Sostegni;
  2. aver avuto ricavi o compensi non superiori a 10 milioni di euro nell’anno 2019;
  3. aver avuto nell’anno 2020 un fatturato medio mensile inferiore almeno del 30 per cento rispetto al fatturato medio mensile dell’anno 2019.

Il contributo minimo è 1.000 euro, il massimo 150.000 euro.

Questo è tutto ciò che ha partorito il nostro Governo – con tre mesi di ritardo – quale risarcimento a professionisti e imprese per il calo di fatturato dovuto all’emergenza Covid.

Il contributo a fondo perduto ha caratteristiche simili a quelli erogati durante l’anno 2020, ma con una particolarità: si fa riferimento al calo medio mensile del fatturato.

Il contributo minimo è 1.000 euro, il massimo 150.000 euro.