Cessioni di telefoni cellulari: si applica il reverse charge

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea nella giornata di ieri 25 novembre 2010, l’autorizzazione del Consiglio UE 22 novembre 2010, n. 2010/710/UE, con la quale Italia, Germania e Austria sono state autorizzate ad applicare il meccanismo del “reverse charge” alle cessioni di telefoni cellulari, microprocessori e unità centrali di elaborazione.

Non è previsto alcun limite ai fini dell’applicazione della deroga a differenza di quanto previsto per Austria e Germania per le quali, invece, la deroga si applica alle cessioni di beni per i quali l’importo imponibile è pari o superiore a 5.000 euro.

Decorrenza delle disposizioni

Non sono ancora stati fugati tutti i dubbi relativi all’individuazione della decorrenza delle nuove disposizioni.
L’art. 1, comma 45, Legge n. 296/2006, stabilisce infatti che l’estensione del reverse charge alle suddette operazioni venga applicato alle cessioni effettuate successivamente alla data di autorizzazione del Consiglio UE, ossia dal 23 novembre 2010.
Da un punto di vista formale, tuttavia, si dovrebbe fare riferimento al giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Europea: in tal caso, il meccanismo sarebbe applicabile a partire dalla giornata di oggi, 26 novembre 2010.
Sarebbe opportuno un chiarimento da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Durata del provvedimento

La norma dispone che fino al 31 dicembre 2013 venga applicato il meccanismo dell’inversione contabile.

Che cosa significa “Reverse Charge”?

Il meccanismo del “reverse charge”, ossia dell’inversione dell’onere, prevede che il debitore dell’imposta all’erario sia, non più il soggetto che emette la fattura (il venditore), bensì colui che la riceve (l’acquirente).

Pertanto chi acquista uno dei seguenti beni:

a) telefoni cellulari, concepiti come dispositivi fabbricati o adattati per essere connessi a una rete munita di licenza e funzionanti a frequenze specifiche, con o senza altro utilizzo;

b) dispositivi a circuito integrato quali microprocessori e unità centrali di elaborazione prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale.

si vedrà recapitare una fattura senza IVA e provvederà all’integrazione dell’imposta come già avviene, ad esempio, nel settore edile.

Come funziona in concreto?

  1. il venditore emette fattura al momento della cessione senza esporre l’IVA, ma con l’indicazione della norma che lo esonera dall’applicazione dell’imposta; ritengo quindi sia la lettera b) del comma 6 dell’art. 17 del D.P.R. n.633 del 1972 per i cellulari e la lettera c) per i dispositivi a circuito integrato;
  2. l’acquirente integra la fattura ricevuta indicando l’aliquota e la relativa imposta dovuta, provvedendo successivamente alla registrazione della stessa, da effettuare sia nel registro delle fatture emesse (o dei corrispettivi) sia nel registro degli acquisti.
    Così operando conserva il diritto alla detrazione attraverso la registrazione sul registro acquisti diventando, contestualmente, debitore dell’imposta attraverso l’annotazione nell’IVA sulle vendite

Il perchè del provvedimento

Lo scopo dell’introduzione di questa normativa si ritrova nel fatto che risulta notorio che un numero significativo di operatori che trattano telefoni cellulari e dispositivi a circuito integrato, evadono il pagamento dell’IVA all’erario dopo la vendita dei loro prodotti.

Deve rimanere intatto, tuttavia, il diritto degli acquirenti a beneficiare di una detrazione fiscale in quanto sostengono spese inerenti l’attività e regolarmente documentate.